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Thy Majestie - Hastings 1066 |
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Recensione "Flash" n.° 164 Settembre 2002 Seconda prova discografica per i giovani palermitani Thy Majestie , dopo il debut "The Lasting power" targato 2000 che ha riscosso un buon successo diffondendone la proposta in tutta Europa. Il nuovo lavoro appare sin da un primo ascolto decisamente più completo e curato nei singoli particolari, a partire dall'aspetto lirico, lontano dalle banali e inflazionate tematiche fantasy essendo questa volta ambiziosamente incentrato sulla battaglia di Hastings, che portò nel lontano 1066 l'allora duca di Normandia, William the Conqueror, alla conquista del trono d'Inghilterra. I quattordici brani risultano in questo modo connessi tra loro sfociando in un concept dallo sfondo storico di sicuro effetto, ben evidenziato dall'aspetto musicale, incentrato su una miscela di power metal sinfonico reso ancor più pomposo e ricco dalla presenza di ripetuti inserti ad opera del massiccio coro del teatro Massimo di Palermo. Le atmosfere risultano alquanto variegate passando da momenti drammatici e teatrali, evidenziati dal frequente utilizzo di strumenti classici a sostegno del buon lavoro tastieristico ad opera di Giuseppe Bondì, a momenti più diretti e veloci segnati dalle chitarre di Maurizio Malta e Giovanni Santini, sempre ben sostenute dall'incessante drumming di Claudio Diprima. I vari pezzi scorrono tutti in modo naturale seguendo le articolate vicende storiche , anche se una descrizione particolare richiedono brani come l'iniziale "The king and the warrior", che dopo l'intro pomposa e drammatica "Rerum memoria" esplode in una struttura dall'andamento diretto e immediato, con elementi epici e melodici in particolare evidenza. La vera essenza del lavoro risulta comunque ben concentrata nei quasi otto minuti dell'articolata "The scream of Taillefer", ricchissima di cori maestosi di sicuro impatto e sorretta da un lavoro strumentale in chiaro stile Symphony X, tanto nelle ritmiche quanto nei frangenti solisti, ulteriormente avvalorata da un suggestivo break centrale di matrice folk. Cori epici ancora in grande evidenza nella sfaccettata "The pride of a Housecarl" che richiama alla mente i migliori Rhapsody dei primi due album, completati da venature prog-power e passaggi strumentali che evidenziano la solida preparazione tecnica dei Thy Majestie, ponendo la band in una posizione d' èlite nell'affollatissima scena metal italiana. Buona anche la successiva "Through the Bridge of Spears", grazie alle atmosfere mistiche e goticheggianti che vanno a spezzare i frangenti più veloci e sostenuti come i Symphony X sanno fare. Dunque un lavoro che merita ascolti ripetuti, complesso, maturo, ambizioso e da lodare per la perizia e la cura profuse tanto a livello lirico quanto strumentale, raggiungendo una resa sonora sicuramente distintiva e in grado di lanciare i Thy Majestie come una realtà di assoluto spessore e sicuro avvenire. (MM) 85/100 |