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THY MAJESTIE "HASTINGS 1066"
A due anni dal precedente "the lasting
power" campione di riscontri e splendido
debutto, i Thy Majestie tornano sul mercato con
un platter di massimo valore, dove il discorso
artistico del disco precedente viene migliorato
e perfezionato.
Per prima cosa è importante chiarire la vicenda
che si cela dietro i solchi di "hastings
1066", Hastings è una cittadina sulla
costa meridionale dell'Inghilterra, nel Sussex,
si affaccia sullo stretto della manica e nel
1066 fu lo scenario di una delle più epiche
battaglie della storia medievale.
Sul trono d'Inghilterra sedeva, all'epoca,
Edward III "il confessore" era di
origini normanne ma sul letto di morte cedette
la corona, probabilmente fu costretto, a Harold
II che era figlio di Godwin conte del Wessex
ossia un Sassone, Harold II non era dunque
imparentato col Re e si fece incoronare
proprio il giorno dei funerali di Edward III.
Questo gesto apparì alla nobiltà normanna come
una usurpazione, il duca di Normandia
William "il conquistatore" figlio di
Roberto I e futuro padre di William II "il
rosso" riunì una ingente armata
d'invasione sulle coste francesi della Manica,
tra le sue fila c'erano molti vassalli normanni,
bretoni, e una componente fiamminga.
Intanto la Scozia nel 1066 venne invasa dai
Norvegesi di Arald Hardrada costringendo
l'esercito del Re Harold II a uno scontro nel
nord del paese, dove il Sassone
prevalse ma subì ingenti perdite.
Dopo poche settimane William sbarcò ad Hastings
senza trovare la minima resistenza Sassone, le
truppe di Harold II giunsero solo il giorno
successivo, il 14 ottobre 1066, tra le fila dei
Sassoni è da ricordare la famosa Housecarl
ossia la cavalleria pesante che fino ad allora
non era mai stata sconfitta.
Alle 9 del mattino incominciarono le ostilità
con una carica normanna, lo scontro apparì
subito feroce e sanguinario, gli eserciti non si
risparmiarono e molti furono gli atti eroici
menzionati dagli storici, tra questi il più
famoso fu il sacrificio di Thaillefer il
menestrello di William che si gettò contro le
truppe Sassoni coraggiosamente.
Dopo scontri cruenti anche la possente Housecarl
dovette cedere e i soldati di William
conquistarono il campo incontrastati, i Sassoni
vennero sterminati, lo stesso Harold II venne
ucciso con una freccia che gli si conficcò in
un occhio.
Un vassallo di William chiamato Ivo di Phontieu
recuperò il cadavere di Harold II e lo
squartò a brandelli che vennero mandati agli estremi
opposti del regno come monito futuro, William
venne incoronato a Westmister con la corona
d'Inghilterra il giorno di Natale del 1066
garantendo la discendenza normanna.
Per la seconda volta il gruppo si avvale della
partecipazione del coro del Teatro Massimo che
già dall'introduttiva "rerum memoria"
ci regala refrain epici e mozzafiato
accompagnadoci verso la velocissima "the
king and the warrior" tra melodie veloci e
riffing power, una canzone ricca di potenza e
refrain suggestivi, i cori si distinguono nel
ritornello aggiungendo classe ed eleganza a una
track già classica.
Un breve intermezzo di cornamuse apre
"echoes of war" subito all'insegna
dell'epicità tra linee vocali e cori maestosi,
il brano presenta una corporatura complessa e
progressiva che non dimentica mai il refrain del
ritornello, i cambi di tempo e le impennate
improvvise ci mostrano come il gruppo sia molto
maturato sul profilo compositivo e degli
arrangiamenti.
Il power più tradizionale di "the sight of
Telham hill" ci riporta al debutto
"the lasting power" tra ritornelli
crescenti e cori epici le chitarre mantengono
serrato il suono, il break centrale decisamente
sinfonico mostra la perfetta produzione di
questo nuovo cd, altro brano memorabile.
Altro momento molto epico ed emozionante si
rivela "incipit bellum" qui i cori
rappresentano l'arma vincente del gruppo, un
ottimo lavoro della sezione ritmica avvalorato
da arrangiamenti per nulla scontati e decisamente
ambiziosi rivela come i nostri non cerchino
ritornellini da canticchiare ma vogliono
produrre musica di una notevole caratura.
Influenze prog unite al classico stile epico del
gruppo si fondono alla perfezione in "the
scream of Taillefer" dove parti veloci ed
aggressive si uniscono a raffinate
melodie epiche, gli arrangiamenti elaborati
rendono la canzone interessante sotto molti
aspetti, per esempio risulta riuscitissimo
l'intermezzo medievaleggiante, un piccolo
gioello compositivo.
Drammatica e maestosa la successiva "anger
of fate" tra linee vocali crescenti e
ritornelli corali ci riporta alla drammaticità
dei fatti narrati e aggiunge enfasi grazie a un
riffing marziale e cadenzato.
Tra cori leggendari e refrain maestosi arriva
"the pride of a Housecarl"
altro brano dinamico e potente, qui le strutture si
sovrappongono e il ritornello enfatico ben
si sposa con le strofe più progressive, molto
bello pure il break centrale.
Molto più classica e diretta "through the
bridge of spears" crescente ed epica presenta
cori magnifici e un ritornello molto elegante,
la conclusione della battaglia viene celebrata
enfaticamente dal gruppo e questa traccia lo
dimostra.
Le danze si concludono con "demons on the
crown" un brano drammatico e sinfonico dove
il gruppo si cimenta in costruzioni eleganti e
raffinate, l'effetto del gran finale è comunque
assicurato dall'ottimo refrain dei cori qui
assolutamente epici e dominanti.
I Thy Majestie si sono spinti molto lontano con questo
platter, hanno avuto il coraggio di uscire dalle
solite strutture collaudate per dare vita a una
opera musicale complessa ed elegante,
coraggiosa, il disco rappresenta il frutto di
mesi di lavoro e credo che aumenterà
notevolmente i riscontri di pubblico nei
confronti di questa ottima realtà italiana, un
disco da comprare ad occhi chiusi.
Eugenio "MetalGenio" Giordano |
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